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	<title>mal di schiena &#8211; Schiena TV</title>
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		<title>Epiduroscopia: stop dolore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 09:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Stop al mal di schiena con l' epiduroscopia. Tutto ciò che c'è da sapere[:en] Tecniche e strumenti[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-size: 16pt;">Stop al mal di schiena con l&#8217; epiduroscopia</h2>
<div></div>
<p>L&#8217;<strong><em>Epiduroscopia</em></strong> o <strong><em>Endoscopia Spinale</em></strong> è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore di schiena acuto e cronico. Consiste nell&#8217;introdurre una microsonda flessibile a fibre ottiche attraverso cui possiamo visualizzare, ispezionare e direttamente curare le strutture anatomiche, i tessuti ed i nervi contenuti nello spazio epidurale.</p>
<p>Ricordiamo che il &#8220;mal di schiena&#8221; (la comune lombalgia) è una vera e propria malattia sociale. Si tratta di una delle patologie benigne più costose per il sistema sanitario italiano (1,2% del PIL) che colpisce quasi il 50% della popolazione in Italia ed in Europa (Croft); costi sociali elevati per l&#8217;assunzione di farmaci e la sospensione temporanea dal lavoro.</p>
<p><strong>Come viene eseguita l&#8217;Epiduroscopia? </strong></p>
<p>Innanzitutto è doveroso fare una premessa per meglio comprendere l&#8217;importanza e le finalità di questa rivoluzionaria tecnica endoscopica. Di norma, il nostro corpo in un processo infiammatorio acuto in atto, come ad esempio durante un attacco acuto lombosciatalgico per ernia del disco, oppure a seguito di un intervento chirurgico sulla colonna, determina la formazione di tessuto cicatriziale di riparazione, sviluppando aderenze fibrose che possono inglobare le radici nervose. Queste aderenze imbrigliano le guaine che rivestono il midollo spinale limitandone la mobilità e causando irritazione e infiammazione, dolore severo con tendenza alla cronicizzazione.</p>
<p>Queste aderenze sono difficilmente visibili con le comuni tecniche diagnostiche come la Risonanza Magnetica Nucleare e la Tac. Infatti abbiamo più volte confrontato le diagnosi finali della Risonanza Magnetica e della Tac con ciò che abbiamo potuto riscontrare mediante l&#8217;Epiduroscopia osservando che l&#8217;accuratezza di questa nuova tecnica ci permette di diagnosticare e curare anche le minime presenze di tessuto cicatriziale ed aderenziale responsabili del dolore. E&#8217; una procedura microinvasiva relativamente semplice in mani esperte e sempre da eseguire in un centro qualificato.</p>
<p>L&#8217;intervento viene eseguito in anestesia locale con una leggera sedazione ed in regime di day-hospital o al massimo con una notte di degenza.</p>
<p>Dopo l&#8217;anestesia locale, attraverso l&#8217;osso sacro l&#8217;endoscopio a fibre ottiche, viene introdotto nel canale epidurale e viene avanzato lentamente cercando di fare diagnosi dell&#8217;origine del dolore e colloquiando con il paziente il medico potrà effettivamente individuare la zona infiammata e quindi liberare le radici nervose dal tessuto infiammatorio causa del dolore invalidante. Inoltre potrà anche eseguire una medicazione mirata antinfiammatoria direttamente sulle radici nervose coinvolte.</p>
<p>Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore.</p>
<p><strong>Ci sono controindicazioni? </strong></p>
<p>L&#8217;unica controindicazione assoluta è l&#8217;utilizzo da parte del paziente di farmaci anticoagulanti o l’alterazione delle prove di coagulazione.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;intervento occorre stare a riposo? </strong></p>
<p>Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore e dalla dimissione il paziente deve solo osservare un periodo di riposo domiciliare attivo, cioè il giorno successivo il paziente può riprendere leggere attività quotidiane, essere prudente e non spingersi oltre la normale condotta di vita. Per circa cinque giorni è probabile che il paziente debba seguire una terapia antibiotica ed antinfiammatoria.</p>
<p><strong>Quali vantaggi ha rispetto alle metodiche di indagine tradizionali? </strong></p>
<p>Si tratta di una tecnica diagnostica e chirurgica mininvasiva per eccellenza eseguibile in anestesia locale ed in Day-Hospital che consente di fare diagnosi e terapia documentabile in tempo reale con una minivideocamea ad elevatissima risoluzione (6000 pixel).</p>
<p>Diagnosi e risoluzione nello stesso tempo consentono di risolvere annosi problemi di mal di schiena altrimenti destinati alla cronicizzazione ed al peggioramento della condizione della qualità di vita e fino a poco fa senza alcuna soluzione.</p>
<p>La possibilità di osservare con un ingrandimento notevole strutture anatomiche altrimenti non visibili e coglierne qualsiasi variante patologica e di risolverla spesso in maniera incruenta.</p>
<p>L&#8217;assoluta assenza di qualsiasi coinvolgimento d&#8217;organo e/o apparato proprio per l&#8217;esigua invasività della procedura.</p>
<p><strong>Indicazioni </strong></p>
<p>&#8211; Dolore alla schiena dopo intervento chirurgico cioè la Sindrome Post-Laminectomia conseguente a precedenti interventi di ernia del disco “sfortunati” per presenza di tessuto cicatriziale;</p>
<p>&#8211; presenza certa o presunta di elementi compressivi sulle radici dei nervi spinali;</p>
<p>&#8211; aderenze sulle radici nervose;</p>
<p>&#8211; stenosi del canale vertebrale;</p>
<p>&#8211; presenza di Listesi con relativo quadro infiammatorio;</p>
<p>&#8211; ernia discale in cui non esiste la necessità chirurgica per assenza di danno sui nervi, ma c&#8217;è solo l&#8217;elemento dolore: infatti in questo caso basta solo ripulire la zona infiammata ed il dolore scompare immediatamente e completamente;</p>
<p>&#8211; dolori lombari senza diagnosi o con diagnosi di tipo Psicosomatico solo perché non c&#8217;è diagnosi strumentale (TC RMN);</p>
<p>&#8211; esiti di pregresse fratture sacro-coccigee.</p>
<p><strong>Qual è la figura professionale di riferimento? </strong></p>
<p>Ortopedici specialisti della colonna vertebrale che si avvalgono della competenza di anestesisti e che abbiano all’attivo un adeguato periodo di training per poter operare con assoluta sicurezza e quindi rendere un servizio altamente qualificato al malato.</p>
<p>Per la ricerca dello Specialista si può avvalere dell’opera informativa del sito www.aimo.it.</p>
<p>Lo stesso sito può fornire informazioni anche su centri di alta professionalità per eseguire la procedura in regime di Day Hospital.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://booking@aimo.it" target="_blank" rel="noopener">Prenota una visita</a></p>
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		<title>Trattamento mininvasivo della Stenosi Lombare</title>
		<link>https://schienatv.it/trattamento-mininvasivo-della-stenosi-lombare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:54:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[canale vertebrale]]></category>
		<category><![CDATA[colonna lombosacrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stenosi rappresenta un processo degenerativo del rachide che interessa le persone anziane ma non risparmia i giovani. Negli anziani i sintomi sono piuttosto caratteristici, con dolore lombare, parestesie (formicolii), dolori agli arti inferiori, anomalie posturali e claudicatio intermittente neurogena (il paziente si ferma dopo qualche passo, quindi riprende e si ferma di nuovo perché [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La stenosi rappresenta un processo degenerativo del rachide che interessa le persone anziane ma non risparmia i giovani. Negli anziani i sintomi sono piuttosto caratteristici, con dolore lombare, parestesie (formicolii), dolori agli arti inferiori, anomalie posturali e claudicatio intermittente neurogena (il paziente si ferma dopo qualche passo, quindi riprende e si ferma di nuovo perché le gambe non reggono).</p>
<p>Nei giovani, la stenosi si annuncia prevalentemente col mal di schiena. È indice di sovraccarico funzionale sul disco e sulle faccette all&#8217;esordio dei processi degenerativi che spesso porteranno al quadro tipico dell&#8217;anziano. Alla base vi è spesso una discopatia.</p>
<p><strong>Alterazioni vertebrali tipiche</strong></p>
<p>La stenosi nel suo quadro più completo si caratterizza per deformazione ossea, degenerazione del disco intersomatico, ipertrofia e lassità legamentosa. Queste comportano un abbassamento dello spazio discale, sofferenza delle faccette articolari, restringimento del forame di coniugazione e &#8220;ridondanza&#8221; dei tessuti. I &#8220;nervi&#8221; (strutture nervose) ne risultano strozzati con sofferenza per alterazione del flusso vascolare e quindi assonale (nervoso). Lo strozzamento interessa il fascio dei nervi raccolti nel sacco durale e diretti agli arti inferiori (da qui deriva la difficoltà della deambulazione) e nel forame di coniugazione. Lo strozzamento del nervo che a ciascun livello (più comunemente L4-L5) esce dal forame di coniugazione porta le manifestazioni sciatiche.</p>
<p><strong>Le protesi </strong></p>
<p>Esistono diversi tipi di protesi tra cui DIAM, &#8216;X-stop, &#8220;U&#8221; (Coflex), Wallis ed ultimamente il BacJak. Il DIAM è diverso dagli altri perchè in materiale deformabile, con funzioni di cuscinetto tra processi spinosi contigui. Gli altri sono per lo più rigidi con funzioni di stabilizzazione e &#8220;riduzione del carico&#8221;. Interposti tra processi spinosi contigui attenuano l&#8217;appoggio sulle faccette articolari ed allargano il forame di coniugazione. L&#8217;attenuazione del carico sulle faccette ne migliora la funzionalità contrastando il mal di schiena; l&#8217;allargamento del forame di coniugazione riduce l&#8217;irritazione e quindi l&#8217;infiammazione delle radici nervose e la sofferenza dei nervi coinvolti (spesso sciatico).</p>
<p><strong>Il ruolo della protesi </strong></p>
<p>L&#8217;impianto &#8220;sostiene&#8221; le vertebre coinvolte, &#8220;allargando&#8221; il forame di coniugazione, attenuando il carico sulle faccette articolari e &#8220;stirando&#8221; i legamenti ridondanti. In pratica crea un maggiore spazio per il sacco durale, le radici nervose, favorendone il flusso sanguigno e l&#8217;apporto nutritizio.</p>
<p>Viene ripristinato lo spazio perduto e le radici compresse riguadagnano il loro spazio. La postura migliora e così l&#8217;autonomia motoria, mentre scompare il dolore. Per le persone giovani, col mal di schiena, il ruolo fondamentale della protesi è quello di attenuare il carico sul disco malato e sulle faccette articolari, dando una migliore funzionalità alla colonna; naturalmente i risultati saranno migliori e la prevenzione di ulteriori peggioramenti più efficace se nel contempo l&#8217;individuo migliora le sue abitudini di vita. Per questo tipo di problema e per altri simili della colonna lombosacrale sono fondamentali gli esercizi in estensione e quelli di tonificazione dei muscoli paravertebrali.</p>
<p>L&#8217;intervento in anestesia locale</p>
<p>Non tutte le protesi sono però adatte ad un impianto di questo tipo. Si prestano meglio delle altre il <strong>BacJak</strong>, l&#8217;<strong>X-Stop</strong> e l&#8217; <strong>Aperius</strong>. Il BacJac viene impiantato da un solo lato con una piccola apertura di circa 3 cm. Spesso infatti è sufficiente l&#8217;inserzione della protesi senza ulteriori manipolazioni del rachide per un beneficio immediato.</p>
<p>Anche la &#8220;U&#8221; può essere impiantata con queste modalità tecniche. La &#8220;U&#8221; offre eventualmente il vantaggio di poter effettuare contestualmente una piccola laminectomia che dia più &#8220;respiro&#8221; alle strutture nervose compresse.</p>
<p>Il paziente comincia ad alzarsi già dalle prime ore dopo l&#8217;intervento e spesso dal giorno successivo torna a casa ritrovando subito la sua autonomia domestica. Per una piena autonomia ed il recupero dell&#8217;efficienza lavorativa bisognerà aspettare 1-3 settimane.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Il distanziatore migliora la distribuzione del carico tra le vertebre in cui è interposto. Quasi sempre si tratta dell&#8217;ultimo segmento vertebrale ossia L3-L4, L4-L5. L&#8217;effetto è quello di stirare i tessuti limitando la debordanza all&#8217;interno del canale vertebrale. Allarga di fatto il canale vertebrale, riducendo la stenosi e evitando ai nervi la pressione delle strutture circostanti. Il distanziatore allontana tra di loro le faccette articolari, il canale di coniugazione (delimitato posteriormente appunto delle faccette articolari) ne risulta allargato e la radice che esce a quel livello&#8221;respira&#8221; (non subisce più la pressione delle strutture circostanti). Il &#8220;nervo&#8221; che ne deriva funziona quindi meglio.</p>
<p><a href="mailto:booking@aimo.it">Prenota una visita</a></p>
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