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	<title>Ernia discale &#8211; Schiena TV</title>
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	<description>Web TV</description>
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	<title>Ernia discale &#8211; Schiena TV</title>
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	<item>
		<title>L&#8217; intervento dell&#8217; ernia discale</title>
		<link>https://schienatv.it/intervento-dell-ernia-discale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 09:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[bisturi]]></category>
		<category><![CDATA[cervicale]]></category>
		<category><![CDATA[Dekompressor]]></category>
		<category><![CDATA[Discectomia Laser Percutanea]]></category>
		<category><![CDATA[discectomia microchirurgica]]></category>
		<category><![CDATA[discolisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Ossigeno Ozono]]></category>
		<category><![CDATA[ozonoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[UnoMattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tecniche e strumenti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]</p>
<h1>Intervista al prof. Adolfo Panfili, durante una puntata di &#8220;UnoMattina&#8221; del 2010</h1>
<p><strong>Intervista al prof. Adolfo Panfili, durante una puntata di &#8220;UnoMattina&#8221; del 2010; il prof. Panfili ci parla di un nuovo metodo di chirurgia mininvasiva per il trattamento dell&#8217;ernia del disco in regime di day-hospital.</strong></p>
<p>L’ intervento dell&#8217;ernia discale (cervicale, dorsale o lombare) viene di solito eseguito in anestesia locale o con l&#8217;ausilio di una breve sedazione, senza anestesia generale, anche in regime ambulatoriale. L’ernia del disco contenuta, se invalidante e ribelle a 1-2 mesi di trattamento conservativo, è abitualmente trattata con un’operazione di discectomia microchirurgica che ottiene il 90% di risultati positivi immediati. Un passo avanti notevole per queste forme di ernia è l’introduzione della chirurgia mininvasiva, ovvero senza bisturi grazie alla quale è possibile, in molti casi, evitare l’intervento classico a cielo aperto con bisturi.</p>
<p><strong>Discolisi con O2-O3 (Ossigeno-Ozono) </strong></p>
<p>Consiste nel fare un’iniezione nel disco di Ossigeno e Ozono, con un sottilissimo ago indolore sotto monitoraggio radioguidato. La miscela Ozono-Ossigeno ha un effetto antalgico e miniflogistico che riduce il dolore e il volume dell’ernia e rinforza le strutture del disco. E’ applicabile in ernie del disco contenute.</p>
<p>&#8211; Richiede anestesia locale potenziata da sedazione-flash in modo che il paziente non avverta alcun dolore;</p>
<p>&#8211; dura pochi minuti (mediamente 20-30 minuti per ciascun livello trattato);</p>
<p>&#8211; consente una deambulazione quasi immediata e può essere effettuato spesso anche in Day Hospital, indossando per circa un mese un leggerissimo bustino lombostato.</p>
<p><strong>Dekompressor </strong></p>
<p>Il Dekompressor è una sottilissima sonda monouso (diametro 0,3 mm.) contenente una vite a doppia elica. La sonda viene introdotta nel disco per via percutanea, come una comune iniezione, e la trivella, fatta girare da un micromotore connesso, estrae parte del nucleo del disco riducendo la pressione dell’ernia.</p>
<p><em><strong>Caratteristiche maggiori del Dekompressor </strong></em></p>
<p>&#8211; Può essere usato per ernie contenute cervicali, dorsali e lombari;</p>
<p>&#8211; alta efficacia. 90% di risultati favorevoli in casi ben selezionati;</p>
<p>&#8211; nessun rischio effettivo. Evita i rischi del Laser e della discolisi;</p>
<p>&#8211; non richiede tagli chirurgici;</p>
<p>&#8211; non richiede punti di sutura;</p>
<p>&#8211; evita le cicatrici post-operatori;</p>
<p>&#8211; e&#8217; ripetibile;</p>
<p>&#8211; richiede anestesia locale potenziata da sedazione-flash in modo che il paziente non avverta alcun dolore;</p>
<p>&#8211; dura pochi minuti (mediamente 20);</p>
<p>&#8211; consente una deambulazione quasi immediata e può essere effettuato in Day Hospital;</p>
<p>&#8211; abbrevia i tempi di convalescenza;</p>
<p><strong>Ozonoterapia o discolisi</strong></p>
<p>Usualmente la terapia si svolge in due tempi successivi: in un primo tempo, l’ozono viene iniettato nei muscoli paravertebrali; successivamente, a distanza di giorni, l’ozono viene iniettato nel disco, sotto controllo radiografico.</p>
<p>I fautori dell’ozonoterapia distinguono un effetto biochimico a breve termine, che è antinfiammatorio, analgesico, miorilassante e iperossigenante ed un effetto a più lungo termine, per la disidratazione del disco intervertebrale e quindi il riassorbimento di eventuali sporgenze erniarie. L&#8217;effetto della terapia si manifesta in un periodo compreso tra 4-10 settimane e si basa sul fatto che vari fattori umorali contribuiscono alla produzione del dolore; l’ozono, agendo con meccanismo antinfiammatorio ed antiossidante, contribuirebbe al ripristino dell’equilibrio biochimico. Molti farmaci dati per via sistemica agiscono allo stesso modo.</p>
<p>IDET o Neucleoplastica</p>
<p>IDET sta per &#8220;intradiscal electrothermal therapy&#8221;. L&#8217;intervento viene fatto sul disco intervertebrale in anestesia locale.</p>
<p>E&#8217; indicato per debordanze discali o per ernie ancora contenute, come si verifica nei giovani con lombalgie da posizione, o nelle persone con lassità legamentosa, e quindi sporgenza dei margini discali, connessa con l’invecchiamento. Col calore di un sistema a radiofrequenza si induce una contrazione delle fibre collagene sul margine discale riducendo la pressione sulle strutture nervose.</p>
<p>Si raggiunge il disco con un ago “mirato” radiologicamente e si inserisce l’elettrodo a radiofrequenza, che viene riscaldato a circa 50 gradi. Il risultato della cura non è sempre immediato. Talora questa terapia viene integrata con la somministrazione di ozono intradiscale, poichè si ritiene che le due tecniche siano complementari nel disidratare e quindi ridurre il volume del disco.</p>
<p><strong>Discectomia Laser Percutanea</strong></p>
<p>La Discectomia Percutanea Laser (PLDD &#8211; Percutaneous Laser Disc Decompression) è una procedura chirurgica utilizzata per la cura dell&#8217;ernia del disco da oltre 10 anni. Tuttavia è dal 1999 che è stata perfezionata, sia per quanto riguarda il tipo di Laser da utilizzare (Diodo 980nm), che per il tipo di fibre ottiche (fibre in silicio purissimo di 360um &#8211; micron &#8211; con NA &#8211; apertura numerica &#8211; di 0.22).</p>
<p>E&#8217; normalmente eseguita in anestesia locale e talvolta in leggera sedoanalgesia. Sotto guida fluoroscopica o sotto guida TAC, si introduce un sottile ago (Chiba tipo Menchetti con punta atraumatica) di calibro inferiore ad 1 mm. (0.80 mm) nel disco intervertebrale erniato.</p>
<p>Una volta controllatone il posizionamento, si introduce all&#8217;interno dell&#8217;ago una sottilissima fibra ottica di 360um (micron) di calibro, connessa al laser (Diodo 980nm &#8211; Biolitec AG).</p>
<p>Normalmente priva o con lieve dolore, a differenza di altre tecniche che utilizzano il calore (coblazione, neucleoplastica, radiofrequenza), poiché il laser permette di concentrare elevatissime potenze senza alcuna dissipazione di calore. Le caratteristiche fisiche delle fibre ottiche utilizzate (silicio purissimo) e la loro modalità di emissione permettono di concentrare l&#8217;energia in pochi mm. nel disco intervertebrale, con un assorbimento dell&#8217;energia superiore al 90%.</p>
<p>Nel caso in cui l&#8217;ernia del disco sia ancora contenuta, è possibile eseguire la tecnica sotto controllo fluoroscopico, rilasciando l&#8217;energia laser sia al centro del disco intervertebrale, che nella sua porzione posteriore.</p>
<p>In caso di ernie non contenute, cioè di dimensioni maggiori, ma ancora connesse al disco intervertebrale, soddisfacenti risultati sono stati ottenuti eseguendo la procedura sotto guida TAC.</p>
<p>Questo permette di rilasciare l&#8217;energia laser in più punti del disco intervertebrale erniato, ottenendo una maggiore vaporizzazione e &#8220;shrinkage&#8221; &#8211; retrazione &#8211; dell&#8217;ernia con una decompressione della radice nervosa ed una risoluzione dei sintomi (dolore irradiato all&#8217;arto, formicolii, alterazione della sensibilità).</p>
<p>Il paziente può essere dimesso in giornata (Day-surgery) o dopo un giorno di ricovero. Non vi è alcuna ferita chirurgica, né vi sono punti da rimuovere. Un profilassi antibiotica è eseguita per 3 giorni con analgesici al bisogno. E&#8217; consigliato un giorno di riposo assoluto, con ripresa della normale vita lavorativa entro una settimana.</p>
<p>I risultati sono soddisfacenti in una percentuale di casi intono all&#8217; 80%. In caso di insuccesso non è pregiudicato il ricorso alla chirurgia tradizionale.</p>
<p><strong>La Neurolisi Endoscopica o Epidurolisi</strong></p>
<p>E&#8217; indicata per il dolore connesso alla formazione di cicatrici post-operatorie (per interventi ripetuti con persistenza del dolore lombare) o post-traumatiche. Si basa sulla possibilità di liberare (“lisare”) le aderenze, quindi riducendo la strozzatura del nervo. Suggerita spesso per la &#8220;failed-back-syndrome&#8221;, ossia il dolore lombare resistente e conseguente a trattamenti chirurgici inefficaci.</p>
<p>I risultati sono incostanti, ma è poco invasiva essendo effettuata per via percutanea.</p>
<p><strong>Denervazione delle Faccette Articolari</strong></p>
<p>E&#8217; indicata nel classico mal di schiena da stress e posturale.</p>
<p>Riduce in pratica la sensibilità delle strutture recettive dolorose poste attorno alla colonna vertebrale.</p>
<p>Si esegue con un ago riscaldato a radiofrequenza.</p>
<p>La tollerabilità è ottima e i risultati buoni se l&#8217;indicazione è appropriata.</p>
<p>Questa sindrome viene oggi trattata con gli spaziatori interspinosi, che alleviano il sovraccarico funzionale delle faccette articolari e risolvono il problema meccanico che ne è alla base.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="mailto:booking@aimo.it">Prenota una visita</a>[:en]<strong>Intervista al prof. Adolfo Panfili, durante una puntata di &#8220;UnoMattina&#8221; del 2010; il prof. Panfili ci parla di un nuovo metodo di chirurgia mininvasiva per il trattamento dell&#8217;ernia del disco in regime di day-hospital.</strong></p>
<p>L’ intervento dell&#8217;ernia discale (cervicale, dorsale o lombare) viene di solito eseguito in anestesia locale o con l&#8217;ausilio di una breve sedazione, senza anestesia generale, anche in regime ambulatoriale. L’ernia del disco contenuta, se invalidante e ribelle a 1-2 mesi di trattamento conservativo, è abitualmente trattata con un’operazione di discectomia microchirurgica che ottiene il 90% di risultati positivi immediati. Un passo avanti notevole per queste forme di ernia è l’introduzione della chirurgia mininvasiva, ovvero senza bisturi grazie alla quale è possibile, in molti casi, evitare l’intervento classico a cielo aperto con bisturi.</p>
<p><strong>Discolisi con O2-O3 (Ossigeno-Ozono) </strong></p>
<p>Consiste nel fare un’iniezione nel disco di Ossigeno e Ozono, con un sottilissimo ago indolore sotto monitoraggio radioguidato. La miscela Ozono-Ossigeno ha un effetto antalgico e miniflogistico che riduce il dolore e il volume dell’ernia e rinforza le strutture del disco. E’ applicabile in ernie del disco contenute.</p>
<p>&#8211; Richiede anestesia locale potenziata da sedazione-flash in modo che il paziente non avverta alcun dolore;</p>
<p>&#8211; dura pochi minuti (mediamente 20-30 minuti per ciascun livello trattato);</p>
<p>&#8211; consente una deambulazione quasi immediata e può essere effettuato spesso anche in Day Hospital, indossando per circa un mese un leggerissimo bustino lombostato.</p>
<p><strong>Dekompressor </strong></p>
<p>Il Dekompressor è una sottilissima sonda monouso (diametro 0,3 mm.) contenente una vite a doppia elica. La sonda viene introdotta nel disco per via percutanea, come una comune iniezione, e la trivella, fatta girare da un micromotore connesso, estrae parte del nucleo del disco riducendo la pressione dell’ernia.</p>
<p><em><strong>Caratteristiche maggiori del Dekompressor </strong></em></p>
<p>&#8211; Può essere usato per ernie contenute cervicali, dorsali e lombari;</p>
<p>&#8211; alta efficacia. 90% di risultati favorevoli in casi ben selezionati;</p>
<p>&#8211; nessun rischio effettivo. Evita i rischi del Laser e della discolisi;</p>
<p>&#8211; non richiede tagli chirurgici;</p>
<p>&#8211; non richiede punti di sutura;</p>
<p>&#8211; evita le cicatrici post-operatori;</p>
<p>&#8211; e&#8217; ripetibile;</p>
<p>&#8211; richiede anestesia locale potenziata da sedazione-flash in modo che il paziente non avverta alcun dolore;</p>
<p>&#8211; dura pochi minuti (mediamente 20);</p>
<p>&#8211; consente una deambulazione quasi immediata e può essere effettuato in Day Hospital;</p>
<p>&#8211; abbrevia i tempi di convalescenza;</p>
<p><strong>Ozonoterapia o discolisi</strong></p>
<p>Usualmente la terapia si svolge in due tempi successivi: in un primo tempo, l’ozono viene iniettato nei muscoli paravertebrali; successivamente, a distanza di giorni, l’ozono viene iniettato nel disco, sotto controllo radiografico.</p>
<p>I fautori dell’ozonoterapia distinguono un effetto biochimico a breve termine, che è antinfiammatorio, analgesico, miorilassante e iperossigenante ed un effetto a più lungo termine, per la disidratazione del disco intervertebrale e quindi il riassorbimento di eventuali sporgenze erniarie. L&#8217;effetto della terapia si manifesta in un periodo compreso tra 4-10 settimane e si basa sul fatto che vari fattori umorali contribuiscono alla produzione del dolore; l’ozono, agendo con meccanismo antinfiammatorio ed antiossidante, contribuirebbe al ripristino dell’equilibrio biochimico. Molti farmaci dati per via sistemica agiscono allo stesso modo.</p>
<p>IDET o Neucleoplastica</p>
<p>IDET sta per &#8220;intradiscal electrothermal therapy&#8221;. L&#8217;intervento viene fatto sul disco intervertebrale in anestesia locale.</p>
<p>E&#8217; indicato per debordanze discali o per ernie ancora contenute, come si verifica nei giovani con lombalgie da posizione, o nelle persone con lassità legamentosa, e quindi sporgenza dei margini discali, connessa con l’invecchiamento. Col calore di un sistema a radiofrequenza si induce una contrazione delle fibre collagene sul margine discale riducendo la pressione sulle strutture nervose.</p>
<p>Si raggiunge il disco con un ago “mirato” radiologicamente e si inserisce l’elettrodo a radiofrequenza, che viene riscaldato a circa 50 gradi. Il risultato della cura non è sempre immediato. Talora questa terapia viene integrata con la somministrazione di ozono intradiscale, poichè si ritiene che le due tecniche siano complementari nel disidratare e quindi ridurre il volume del disco.</p>
<p><strong>Discectomia Laser Percutanea</strong></p>
<p>La Discectomia Percutanea Laser (PLDD &#8211; Percutaneous Laser Disc Decompression) è una procedura chirurgica utilizzata per la cura dell&#8217;ernia del disco da oltre 10 anni. Tuttavia è dal 1999 che è stata perfezionata, sia per quanto riguarda il tipo di Laser da utilizzare (Diodo 980nm), che per il tipo di fibre ottiche (fibre in silicio purissimo di 360um &#8211; micron &#8211; con NA &#8211; apertura numerica &#8211; di 0.22).</p>
<p>E&#8217; normalmente eseguita in anestesia locale e talvolta in leggera sedoanalgesia. Sotto guida fluoroscopica o sotto guida TAC, si introduce un sottile ago (Chiba tipo Menchetti con punta atraumatica) di calibro inferiore ad 1 mm. (0.80 mm) nel disco intervertebrale erniato.</p>
<p>Una volta controllatone il posizionamento, si introduce all&#8217;interno dell&#8217;ago una sottilissima fibra ottica di 360um (micron) di calibro, connessa al laser (Diodo 980nm &#8211; Biolitec AG).</p>
<p>Normalmente priva o con lieve dolore, a differenza di altre tecniche che utilizzano il calore (coblazione, neucleoplastica, radiofrequenza), poiché il laser permette di concentrare elevatissime potenze senza alcuna dissipazione di calore. Le caratteristiche fisiche delle fibre ottiche utilizzate (silicio purissimo) e la loro modalità di emissione permettono di concentrare l&#8217;energia in pochi mm. nel disco intervertebrale, con un assorbimento dell&#8217;energia superiore al 90%.</p>
<p>Nel caso in cui l&#8217;ernia del disco sia ancora contenuta, è possibile eseguire la tecnica sotto controllo fluoroscopico, rilasciando l&#8217;energia laser sia al centro del disco intervertebrale, che nella sua porzione posteriore.</p>
<p>In caso di ernie non contenute, cioè di dimensioni maggiori, ma ancora connesse al disco intervertebrale, soddisfacenti risultati sono stati ottenuti eseguendo la procedura sotto guida TAC.</p>
<p>Questo permette di rilasciare l&#8217;energia laser in più punti del disco intervertebrale erniato, ottenendo una maggiore vaporizzazione e &#8220;shrinkage&#8221; &#8211; retrazione &#8211; dell&#8217;ernia con una decompressione della radice nervosa ed una risoluzione dei sintomi (dolore irradiato all&#8217;arto, formicolii, alterazione della sensibilità).</p>
<p>Il paziente può essere dimesso in giornata (Day-surgery) o dopo un giorno di ricovero. Non vi è alcuna ferita chirurgica, né vi sono punti da rimuovere. Un profilassi antibiotica è eseguita per 3 giorni con analgesici al bisogno. E&#8217; consigliato un giorno di riposo assoluto, con ripresa della normale vita lavorativa entro una settimana.</p>
<p>I risultati sono soddisfacenti in una percentuale di casi intono all&#8217; 80%. In caso di insuccesso non è pregiudicato il ricorso alla chirurgia tradizionale.</p>
<p><strong>La Neurolisi Endoscopica o Epidurolisi</strong></p>
<p>E&#8217; indicata per il dolore connesso alla formazione di cicatrici post-operatorie (per interventi ripetuti con persistenza del dolore lombare) o post-traumatiche. Si basa sulla possibilità di liberare (“lisare”) le aderenze, quindi riducendo la strozzatura del nervo. Suggerita spesso per la &#8220;failed-back-syndrome&#8221;, ossia il dolore lombare resistente e conseguente a trattamenti chirurgici inefficaci.</p>
<p>I risultati sono incostanti, ma è poco invasiva essendo effettuata per via percutanea.</p>
<p><strong>Denervazione delle Faccette Articolari</strong></p>
<p>E&#8217; indicata nel classico mal di schiena da stress e posturale.</p>
<p>Riduce in pratica la sensibilità delle strutture recettive dolorose poste attorno alla colonna vertebrale.</p>
<p>Si esegue con un ago riscaldato a radiofrequenza.</p>
<p>La tollerabilità è ottima e i risultati buoni se l&#8217;indicazione è appropriata.</p>
<p>Questa sindrome viene oggi trattata con gli spaziatori interspinosi, che alleviano il sovraccarico funzionale delle faccette articolari e risolvono il problema meccanico che ne è alla base.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chirurgia Percutanea Minivasiva</title>
		<link>https://schienatv.it/la-chirurgia-percutanea-minivasiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:02:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia Percutanea Minivasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Ernia del Disco]]></category>
		<category><![CDATA[Ernia discale]]></category>
		<category><![CDATA[Ortopedia]]></category>
		<category><![CDATA[prof. dott. Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[RX]]></category>
		<category><![CDATA[schiena]]></category>
		<category><![CDATA[tac]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica chirurgica]]></category>
		<category><![CDATA[trauma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://schiena.tv/?p=783</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tecniche e strumenti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong><em>chirurgia percutanea mininvasiva</em></strong> per il trattamento dell’ernia del disco senza bisturi ha avuto un netto incremento negli ultimi anni, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti e consentendogli dopo l’intervento un rapido recupero della funzionalità e del benessere con la riduzione del disagio e l&#8217;aumento della flessibilità terapeutica.</p>
<p>Pur trattandosi di un vero e proprio intervento chirurgico, questo viene eseguito utilizzando particolari strumenti, con l&#8217;ausilio del mezzo Rx o TAC guidato ed eventualmente sotto monitoraggio televisivo (video assistito). Con queste modalità, tali strumenti vengono introdotti nell&#8217;organismo attraverso aghi e, qualora necessario, tramite piccolissime incisioni tali da non richiedere poi neanche punti d sutura; questo è il motivo per il quale questo tipo di chirurgia viene definita endoscopica-mininvasiva.</p>
<p>Fatta questa premessa è bene fin d&#8217;ora intendersi sul fatto che i principi portanti della chirurgia tradizionale debbono essere rispettati anche con questo nuovo modo di operare. Assicuratevi che l’esecutore della tecnica sia un medico specialista in ortopedia con acclarata competenza della colonna vertebrale e diffidate di specialisti di altre branche non attinenti che s’improvvisano “chirurghi mininvasivi per il trattamento dell’ernia del disco”. D&#8217;altra parte, la motivazione a tanti progressi nella storia della medicina è stata l&#8217;esigenza di dover dare prospettive terapeutiche nuove ad una pressante domanda sociale. In questo caso, quale migliore servizio se si offre al paziente una buona e soddisfacente operazione chirurgica per il trattamento dell’invalidante ernia discale con il rispetto dell&#8217;integrità esterna del suo fisico ed un tempestivo ritorno alle proprie attività quotidiane? I dolori da ernia discale hanno un grandissimo impatto anche sulla redditività sociale tant’è che possono muovere il PIL (Prodotto Interno Lordo) di un buon 1,5%.</p>
<p>Si tratta quindi di interventi che in mani esperte risultano agili ed efficaci, impostati per ridurre al minimo il trauma dell&#8217;accesso, senza venire meno alle regole dettate dall&#8217;anatomia e dalla tecnica chirurgica. A questo proposito va precisato che la chirurgia mininvasiva, pur comportando una riduzione del rischio operatorio, non lo azzera, né rappresenta un atto chirurgico che richieda minore competenza, anzi, nelle mani sbagliate, può provocare gravi ed irreparabili danni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ernia discale</title>
		<link>https://schienatv.it/ernia-discale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 14:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[anello fibroso]]></category>
		<category><![CDATA[anestesia]]></category>
		<category><![CDATA[Discectomia endoscopica]]></category>
		<category><![CDATA[dischi intervertebrali]]></category>
		<category><![CDATA[disco intervertebrale]]></category>
		<category><![CDATA[Ernia discale]]></category>
		<category><![CDATA[ernie]]></category>
		<category><![CDATA[schiena]]></category>
		<category><![CDATA[sciatalgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://schiena.tv/?p=765</guid>

					<description><![CDATA[<p>Patologie</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Diagnosi dell&#8217; ernia discale.</strong></p>
<p>Con il trascorrere del tempo, il corpo umano si disidrata progressivamente ed i dischi intervertebrali sono quelli che ne pagano lo scotto più immediato essendo costituiti prevalentemente di acqua. Quando ai fenomeni di tipo degenerativo si sommano posture scorrette, come quelle che si tengono ad una scrivania, per esempio, o in automobile, e non viene svolta un&#8217;idonea attività fisica, si creano delle condizioni di instabilità della colonna, che possono esitare in una erniazione del disco.</p>
<p>Se il disco scivola posteriormente verso il canale midollare (formato anteriormente dai corpi vertebrali, lateralmente dai peduncoli e posteriormente dalle lamine), questo può improntare il sacco durale, dal quale fuoriescono le radici nervose che vanno a costituire il nervo sciatico. Questo grosso nervo, il più grosso del nostro corpo, innerva l&#8217;arto inferiore, ed è questo il motivo per cui un insulto che ha origine a livello delle vertebre si ripercuote sulla gamba (sciatalgia): un dolore che a partenza dalla schiena si irradia all&#8217;inguine è però molto più probabilmente causato da una sindrome delle faccette articolari.</p>
<p><strong>Tipologie di ernia discale </strong></p>
<p>Diversi sono i gradi di fuoriuscita del disco dalla propria sede: si va dalla protrusione, contenuta dal legamento longitudinale posteriore, che scorre lungo la parte posteriore dei corpi vertebrali, fino all&#8217;ernia vera e propria, quando cioè il disco intervertebrale è completamente fuori sede.</p>
<p><strong>Le ernie si possono classificare in:</strong></p>
<p><strong><em>Ernia contenuta</em></strong></p>
<p>E&#8217; il tipo più frequente di ernia discale: nell&#8217;anello fibroso si formano ampie fissurazioni sia radiali che circonferenziali che raggiungono la superficie del disco. Il tessuto erniario si fa strada incuneandosi nelle fissurazioni, ma non perfora l&#8217;anulus ed in esso rimane contenuto.</p>
<p><strong><em>Ernia espulsa</em></strong></p>
<p>In questa varietà il tessuto erniario fuoriesce parzialmente o completamente dal disco, ma non migra spostandosi a distanza. Essa può, in base al percorso seguito, a sua volta distinguersi in:</p>
<p>&#8211; Sottolegamentosa, quando non perfora il legamento longitudinale posteriore;</p>
<p>&#8211; Translegamentosa, quando una parte di essa perfora il legamento senza superarlo e la restante parte rimane sottolegamentosa;</p>
<p>&#8211; Retrolegamentosa, l’ernia perfora il legamento e si libera nel canale senza migrare.</p>
<p><strong><em>Ernia migrata</em></strong></p>
<p>In questa condizione il frammento espulso migra a distanza dal disco di origine, più frequentemente in direzione caudale (in basso) o intraforaminale (nel forame di coniugazione dove fuoriesce il nervo e dove può verificarsi il conflitto con lo stesso).</p>
<p>E’ importante rammentare che non sempre la sintomatologia dell’ernia discale è proprorzionale alla reale entità del materiale erniato; possono verificarsi ernie di dimensioni ragguardevoli praticamente asintomatiche, nonostante gli importanti segni di impronta sul sacco durale e sulle radici nervose e, di contro, piccole protrusioni possono evocare intenso dolore spesso recalcitrante ai comuni farmaci analgesici/antinfiammatori.</p>
<p>Le immagini TAC ed RMN sono utilissime per contribuire a formulare diagnosi, ma è opportuno rammentare che non sono sempre inequivocabilmente attendibili poiché sono solo fotogrammi della reale situazione della sofferenza discale che può variare enormemente da una determinata posizione ad un&#8217;altra (di solito sdraiati e a riposo) e non è detto che un attimo dopo, sotto stress, la situazione non possa mutare.</p>
<p>Sintomatologia</p>
<p>Dolore nella posizione seduta prolungata, esasperato da piegamenti/estensioni/torsioni, che si attenua con la deambulazione;</p>
<p>&#8211; dolore spesso inabilitante;</p>
<p>&#8211; debolezza, intorpidimento e/o formicolio agli arti inferiori;</p>
<p>&#8211; diminuzione e/o perdita del tono sfinteriale (vescica-intestino).</p>
<p>Nella maggior parte dei casi i sintomi dolorosi dell’ernia del disco regrediscono con il semplice riposo a letto, terapia fisica, riabilitazione posturale e farmaci. Tuttavia, molti pazienti non sono così fortunati. Quando un disco è erniato, può generare compressione contro uno o più dei nervi spinali scatenando dolore, parestesie, intorpidimento ed astenia dal tratto lombare, lungo il decorso del nervo sciatico, dalle gambe fino ai piedi.</p>
<p><strong>Vantaggi della <strong><strong>Discectomia endoscopica</strong></strong></strong></p>
<p>Il vantaggio principale di questa procedura endoscopica che si realizza in regime di Day Hospital ambulatoriale, oltre a quello di non richiedere alcuna ospedalizzazione, è l&#8217; assoluta mancanza di aggressività chirurgica.</p>
<p>Un intervento sereno, tranquillo e senza dolori poiché nella procedura esecutiva non si realizzano interferenze su muscoli, ossa, articolazioni, rispetta l’anatomia strutturale dei tessuti in quanto non sono previste trazioni e pressioni sulle radici nervose.</p>
<p>Chirurgia low impact e meno traumatica in tutti i sensi: pertanto anche dal punto di vista psicologico.</p>
<p>Si ricorre ad una buona anestesia locale eventualmente approfondita da una blanda sedazione a base di Diprivan senza ricorrere alla fastidiosa intubazione, il che riduce rischi e disagi per il paziente.</p>
<p>In alcuni casi (specialmente quelli cronici) il Dott. Adolfo Panfili esegue la DE sotto l&#8217;anestesia generale con il controllo neurofisiologico dei potenziali evocati.</p>
<p>Dopo la sedazione e l&#8217;anestesia locale si procede all’introduzione di una microscopica guida di poco più di 2 mm. di diametro attraverso la cute e sotto l’ausilio dei raggi X si raggiunge il disco con una microsonda di appena 2 mm. appositamente progettata per l’aspirazione. Il disco viene così visualizzato con un endoscopio ed è risucchiato per circa 10 minuti. I più grandi frammenti del disco sono rimossi con un’apposita mini pinza anch’essa appositamente progettata. L&#8217;intera procedura ambulatoriale non richiede solitamente più di 20 &#8211; 30 minuti.</p>
<p>E’ importante sottolineare che viene rimossa soltanto la parte erniata del disco corrispondente a circa il 10% del disco, mentre il restante 90% viene lasciato intatto risparmiando significativamente l&#8217;altezza. Salvare la maggior parte del disco consente di prevenire nel tempo eventuali ulteriori danni strutturali sulla colonna, talora indotti da discectomie troppo demolitive.</p>
<p>Poiché l&#8217;unica microferita è quella necessaria per l&#8217;inserzione del piccolo artroscopio che passa attraverso i muscoli come un semplice ago, non vi può essere cicatrice chirurgica attorno alle radici nervose. Il paziente può iniziare facoltativamente un programma di esercizi facilitativi di back school che vengono prescritti addirittura lo stesso giorno della procedura. Il costo dell&#8217;intervento chirurgico è approssimativamente il 30% in meno rispetto alla procedura convenzionale.</p>
<p>La ricaduta in termini di tangibili vantaggi sulla medicina del lavoro è enorme ed il risparmio economico per impiegati, professionisti e datori di lavoro è conseguenza del minor tempo necessario per la fase riabilitativa.</p>
<p>A volte i pazienti con frammenti di ernie discali espulse nel canale spinale, come documentabile tramite Risonanza Magnetica, possono ugualmente trarre beneficio dalla procedura artroscopica. Di questi pazienti circa il 90% riferisce miglioramento della sintomatologia dolorosa. Il rimanente 10%, qualora non riscontrasse miglioramenti, dopo tre-sei settimane puo&#8217; prendere in considerazione una micro-laminectomia e/o discectomia chirurgica, a seconda delle circostanze.</p>
<p>L&#8217;esecuzione della microdecompressione e/o discectomia spinale endoscopica prima della microchirurgia a cielo aperto non sembra avere alcun effetto dannoso.</p>
<p><strong>Conclusioni </strong></p>
<p>&#8211; Disagio minimo (piccola ferita di puntura nella pelle);</p>
<p>&#8211; nessuna paralisi permanente o altre complicazioni neurologiche (soltanto 10-15% è rimosso);</p>
<p>&#8211; ospedalizzazione brevissima;</p>
<p>&#8211; veloce ritorno all&#8217;attività normale;</p>
<p>&#8211; significative riduzioni dei costi.</p>
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		<title>Il mal di schiena</title>
		<link>https://schienatv.it/il-mal-di-schiena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[antinfiammatori]]></category>
		<category><![CDATA[biomeccanica]]></category>
		<category><![CDATA[discectomia]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
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		<category><![CDATA[dolore sciatico]]></category>
		<category><![CDATA[epidurale]]></category>
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		<category><![CDATA[Ernia del Disco]]></category>
		<category><![CDATA[Ernia discale]]></category>
		<category><![CDATA[Il mal di schiena]]></category>
		<category><![CDATA[lombalgia]]></category>
		<category><![CDATA[paracetamolo]]></category>
		<category><![CDATA[pressione discale]]></category>
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		<category><![CDATA[schiena]]></category>
		<category><![CDATA[terapia conservativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Patologie</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La maggior parte delle linee guida concorda sul fatto che tutti i dolori alla schiena, esclusi quelli da sindrome della <em><strong>cauda equina</strong></em>, richiedono un tentativo di terapia conservativa per almeno un mese.</p>
<p>Il riposo a letto, tradizionalmente considerato uno dei cardini della terapia del dolore alla schiena, sembra invece di scarsa utilità in base agli studi più recenti.</p>
<p>Per i pazienti con i reperti tipici di ernia del disco, il valore del riposo a letto sembrerebbe maggiore. E&#8217; chiaro però che una prolungata immobilizzazione apporta più svantaggi che benefici. Bisogna evitare di stare seduti, in quanto questa posizione aumenta il carico meccanico sul complesso anteriore della colonna vertebrale che comporta un aumento della pressione intradiscale. La posizione ortostatica, invece, tende a dirigere il carico sul complesso posteriore allentando la fatidica pressione discale.</p>
<p>Il primo interesse del paziente è l&#8217;attenuazione del dolore ed a questo scopo è opportuno prendere in considerazione la diminuzione immediata della pressione intradiscale realizzabile con il posizionamento di un corsetto in tela armata da mantenere anche durante il riposo notturno per almeno i primi 10 giorni. Ciò premesso, può risultare utile la somministrazione di antinfiammatori naturali tipo<em> Arnica, Colocynthis</em>, ecc. e solo qualora questi non abbiano sortito adeguato effetto antalgico sarà plausibile ricorrere a farmaci maggiori tra i quali sono efficaci sia il <em>paracetamolo </em>sia i <em>FANS</em>; nella scelta va tenuto presente che analgesici ed  antinfiammatori vanno somministrati per almeno una settimana e spesso la somministrazione sinergica con gli antinfiammatori naturali corona il risultato con l’attenuazione dei sintomi.</p>
<p>In caso di dolore sciatico molto accentuato, se i FANS non hanno ottenuto la remissione, si può provare un cortisonico per tre o quattro giorni.</p>
<p>I miorilassanti non sono più efficaci dei FANS nel trattamento della lombalgia acuta e il loro utilizzo in associazione non ha dimostrato alcun vantaggio. In oltre il 30 per cento dei pazienti che assumono miorilassanti sono stati riportati effetti collaterali, inclusa la sonnolenza e le cadute negli anziani.</p>
<p>I trattamenti fisici consigliati al paziente quali massaggi, diatermia, ultrasuoni, ionoforesi, laser transcutaneo, biofeedback e stimolazione nervosa transcutanea (TENS) non hanno in effetti un&#8217;efficacia provata nel trattamento della lombalgia acuta. Le infiltrazioni di trigger point nella schiena, delle faccette articolari, le iniezioni di steroidi, lidocaina od oppioidi nello spazio epidurale non hanno un&#8217;efficacia dimostrata nel trattamento del dolore acuto del rachide lombare. Anche le trazioni e l&#8217;uso di busti e tutori non sembrano efficaci nel trattamento della lombalgia acuta.</p>
<p>La manipolazione, definita come sollecitazione manuale della colonna mediante sistemi di leva nel trattamento della fase acuta, può temporaneamente diminuire il dolore e migliorare la funzionalità. La cura non deve superare le due settimane: nessuno studio ha dimostrato l&#8217;efficacia dell&#8217;uso prolungato della manipolazione per evitare le recidive.</p>
<p>L&#8217;esercizio fisico è una terapia comunemente utilizzata e spesso mal compresa. Anche in condizioni di ernia acuta l&#8217;inattività prolungata va evitata. Ai pazienti dovrebbe essere prescritto di cominciare a camminare il più presto possibile, concedendo eventualmente due giorni di riposo se il dolore è troppo forte. Entro la prima settimana il paziente dovrebbe essere istruito a camminare venti minuti ogni tre ore di posizione supina. Per evitare l&#8217;indebolimento dovuto all&#8217;inattività, sino a quando il malato non ritorna al lavoro, sono consigliabili esercizi di resistenza quali il camminare, la cyclette, il nuoto e persino la corsa leggera. Questi esercizi non sollecitano la schiena più della posizione seduta sul bordo del letto per un uguale periodo di tempo.</p>
<p>Un&#8217;altra modalità terapeutica che ha ricevuto molta attenzione è la cosiddetta scuola della schiena (low back school), utile soprattutto per chi svolge un lavoro manuale faticoso. In queste strutture i pazienti vengono educati alle tecniche corrette per stare seduti, in piedi e per alzarsi, e ricevono nozioni di biomeccanica del rachide e fisiopatologia del dolore. Chi riceve questo tipo di informazione ritorna al lavoro prima e in genere riduce l&#8217;incidenza delle lesioni alla schiena sul posto di lavoro.</p>
<p><strong>Quando rivolgersi al chirurgo </strong></p>
<p>La presenza di un disco protruso alle indagini diagnostiche o di un dolore alla schiena senza segni neurologici non costituiscono un&#8217;indicazione adeguata per il trattamento chirurgico. Si può prendere in considerazione la decompressione di una radice nervosa quando vi sia un&#8217;ernia ben documentata da indagini diagnostiche, una sindrome dolorosa corrispondente, un deficit neurologico alla visita e una mancata risposta al trattamento conservativo e comunque l’ernia dovesse risultare migrata nel canale.</p>
<p><strong>La terapia dell&#8217;ernia discale può essere conservativa oppure chirurgica</strong></p>
<p>La terapia conservativa, che viene proposta in prima istanza, si avvale dell&#8217;uso di farmaci naturali e/o in sinergia con antidolorifici, antinfiammatori steroidei o non, e miorilassanti e del riposo a letto. Il trattamento chiropratico e/o osteopatico “specializzato” è spesso risolutivo, ma il criterio prognostico si basa essenzialmente sulla qualità tecnica dell’intervento. Una volta attenuato o scomparso il dolore, è utile un trattamento fisico con cicli di fisiokinesiterapia e nuoto, soprattutto per tonificare i muscoli paravertebrali. Altre metodiche terapeutiche incruente prevedono la magneto-terapia, gli ultrasuoni, l&#8217;elettrostimolazione transcutanea, etc.</p>
<p>Non tutti i soggetti traggono benefici duraturi dalla terapia conservativa e, nei casi refrattari, o con deficit neurologici progressivi, si deve pensare di ricorrere alla terapia chirurgica.</p>
<p><strong>Le tecniche chirurgiche variano a seconda del livello dell&#8217;ernia</strong></p>
<p>&#8211; Ernia del disco cervicale: la decompressione della radice e del midollo si attua mediante l&#8217;asportazione del disco intervertebrale e di eventuali osteofiti; l&#8217;approccio chirurgico si avvale di due vie d&#8217;accesso: quella anteriore secondo Cloward (discectomia anteriore) e quella posteriore (laminectomia associata o meno a foraminotomia);</p>
<p>&#8211; ernia del disco toracico: le tecniche chirurgiche prevedono la laminectomia, la costotransversectomia e l&#8217;approccio transtoracico;</p>
<p>&#8211; ernia del disco lombo-sacrale: l&#8217;approccio posteriore alla colonna lombo-sacrale impiega varie tecniche chirurgiche:</p>
<p>1. la microdiscectomia si avvale dell&#8217;uso del microscopio operatorio e viene attuata attraverso una limitata incisione chirurgica, mediante approccio interlaminare, cioè tra le due lamine ossee vertebrali, nel rispetto delle strutture osteoligamentose della colonna e dell'&#8221;ecologia&#8221; della radice;</p>
<p>2. la discectomia percutanea, che consiste nell&#8217;asportazione dell&#8217;ernia attraverso uno strumento-cannula che frammenta ed aspira, sotto controllo radioscopico, il materiale discale erniato;</p>
<p>3. la chemionucleolisi, cioè l&#8217;iniezione di un enzima proteolitico, la chimopapaina, nel disco lombare o lombosacrale, con conseguente digestione chimica del materiale erniato e decompressione della/e radice/i e del midollo. Casistiche ampie relative alle ultime due metodiche, che vanno per lo più riservate a protrusioni discali piuttosto che alle ernie vere e proprie, non hanno mostrato i risultati un tempo sperati.</p>
<p>La procedura chirurgica più comune per trattare un disco erniato acuto è la discectomia, efficace nel 60-80% dei casi. Dal 5 al 10%  dei pazienti richiede un altro intervento a causa di una recidiva o del mancato riconoscimento di una stenosi spinale. La discectomia microscopica permette una piccola incisione e meno dolore postoperatorio, ma ha un tasso più elevato di ricadute.</p>
<p>Comunque, la causa più comune di fallimento della chirurgia del disco è la scarsa selezione dei pazienti, che vengono inviati all&#8217;intervento per trattare dolori di schiena isolati, in assenza di anomalie neurologiche, anche quando la causa del dolore non è certa, oppure quando lo stato psicologico del malato non permette che scarsi risultati.</p>
<p>Vi sono infine metodi di decompressione indiretta della radice nervosa, oggi molto meno utilizzati, che impiegano la chemonucleolisi, l&#8217;iniezione di chimopapaina o di altri enzimi per sciogliere il disco.</p>
<p>Queste tecniche sono meno efficaci rispetto alla discectomia standard e danno complicazioni più rare ma più gravi, come mielite trasversa, reazioni allergiche e spasmo muscolare persistente.</p>
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