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	<title>epidurale &#8211; Schiena TV</title>
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	<title>epidurale &#8211; Schiena TV</title>
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		<title>Epiduroscopia</title>
		<link>https://schienatv.it/epiduroscopia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 10:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[dolore di schiena]]></category>
		<category><![CDATA[Endoscopia Spinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La tecnica chirurgica chiamata anche Endoscopia Spinale è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore acuto e cronico.[:en]Tecniche e strumenti[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]</p>
<h1>Epiduroscopia o Endoscopia Spinale</h1>
<p>La tecnica chirurgica chiamata <strong>Epiduroscopia </strong>o <strong><em>Endoscopia Spinale </em></strong>è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore di schiena acuto e cronico.</p>
<p>Consiste nell&#8217;introdurre una microsonda flessibile a fibre ottiche attraverso cui possiamo visualizzare, ispezionare e direttamente curare le strutture anatomiche, i tessuti ed i nervi contenuti nello spazio epidurale.[:en]La tecnica chirurgica chiamata <strong>Epiduroscopia </strong>o <strong><em>Endoscopia Spinale </em></strong>è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore di schiena acuto e cronico.</p>
<p>Consiste nell&#8217;introdurre una microsonda flessibile a fibre ottiche attraverso cui possiamo visualizzare, ispezionare e direttamente curare le strutture anatomiche, i tessuti ed i nervi contenuti nello spazio epidurale.[:]</p>
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		<title>Epiduroscopia: stop dolore</title>
		<link>https://schienatv.it/epiduroscopia-stop-al-mal-di-schiena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 09:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Panfili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Stop al mal di schiena con l' epiduroscopia. Tutto ciò che c'è da sapere[:en] Tecniche e strumenti[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-size: 16pt;">Stop al mal di schiena con l&#8217; epiduroscopia</h2>
<div></div>
<p>L&#8217;<strong><em>Epiduroscopia</em></strong> o <strong><em>Endoscopia Spinale</em></strong> è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore di schiena acuto e cronico. Consiste nell&#8217;introdurre una microsonda flessibile a fibre ottiche attraverso cui possiamo visualizzare, ispezionare e direttamente curare le strutture anatomiche, i tessuti ed i nervi contenuti nello spazio epidurale.</p>
<p>Ricordiamo che il &#8220;mal di schiena&#8221; (la comune lombalgia) è una vera e propria malattia sociale. Si tratta di una delle patologie benigne più costose per il sistema sanitario italiano (1,2% del PIL) che colpisce quasi il 50% della popolazione in Italia ed in Europa (Croft); costi sociali elevati per l&#8217;assunzione di farmaci e la sospensione temporanea dal lavoro.</p>
<p><strong>Come viene eseguita l&#8217;Epiduroscopia? </strong></p>
<p>Innanzitutto è doveroso fare una premessa per meglio comprendere l&#8217;importanza e le finalità di questa rivoluzionaria tecnica endoscopica. Di norma, il nostro corpo in un processo infiammatorio acuto in atto, come ad esempio durante un attacco acuto lombosciatalgico per ernia del disco, oppure a seguito di un intervento chirurgico sulla colonna, determina la formazione di tessuto cicatriziale di riparazione, sviluppando aderenze fibrose che possono inglobare le radici nervose. Queste aderenze imbrigliano le guaine che rivestono il midollo spinale limitandone la mobilità e causando irritazione e infiammazione, dolore severo con tendenza alla cronicizzazione.</p>
<p>Queste aderenze sono difficilmente visibili con le comuni tecniche diagnostiche come la Risonanza Magnetica Nucleare e la Tac. Infatti abbiamo più volte confrontato le diagnosi finali della Risonanza Magnetica e della Tac con ciò che abbiamo potuto riscontrare mediante l&#8217;Epiduroscopia osservando che l&#8217;accuratezza di questa nuova tecnica ci permette di diagnosticare e curare anche le minime presenze di tessuto cicatriziale ed aderenziale responsabili del dolore. E&#8217; una procedura microinvasiva relativamente semplice in mani esperte e sempre da eseguire in un centro qualificato.</p>
<p>L&#8217;intervento viene eseguito in anestesia locale con una leggera sedazione ed in regime di day-hospital o al massimo con una notte di degenza.</p>
<p>Dopo l&#8217;anestesia locale, attraverso l&#8217;osso sacro l&#8217;endoscopio a fibre ottiche, viene introdotto nel canale epidurale e viene avanzato lentamente cercando di fare diagnosi dell&#8217;origine del dolore e colloquiando con il paziente il medico potrà effettivamente individuare la zona infiammata e quindi liberare le radici nervose dal tessuto infiammatorio causa del dolore invalidante. Inoltre potrà anche eseguire una medicazione mirata antinfiammatoria direttamente sulle radici nervose coinvolte.</p>
<p>Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore.</p>
<p><strong>Ci sono controindicazioni? </strong></p>
<p>L&#8217;unica controindicazione assoluta è l&#8217;utilizzo da parte del paziente di farmaci anticoagulanti o l’alterazione delle prove di coagulazione.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;intervento occorre stare a riposo? </strong></p>
<p>Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore e dalla dimissione il paziente deve solo osservare un periodo di riposo domiciliare attivo, cioè il giorno successivo il paziente può riprendere leggere attività quotidiane, essere prudente e non spingersi oltre la normale condotta di vita. Per circa cinque giorni è probabile che il paziente debba seguire una terapia antibiotica ed antinfiammatoria.</p>
<p><strong>Quali vantaggi ha rispetto alle metodiche di indagine tradizionali? </strong></p>
<p>Si tratta di una tecnica diagnostica e chirurgica mininvasiva per eccellenza eseguibile in anestesia locale ed in Day-Hospital che consente di fare diagnosi e terapia documentabile in tempo reale con una minivideocamea ad elevatissima risoluzione (6000 pixel).</p>
<p>Diagnosi e risoluzione nello stesso tempo consentono di risolvere annosi problemi di mal di schiena altrimenti destinati alla cronicizzazione ed al peggioramento della condizione della qualità di vita e fino a poco fa senza alcuna soluzione.</p>
<p>La possibilità di osservare con un ingrandimento notevole strutture anatomiche altrimenti non visibili e coglierne qualsiasi variante patologica e di risolverla spesso in maniera incruenta.</p>
<p>L&#8217;assoluta assenza di qualsiasi coinvolgimento d&#8217;organo e/o apparato proprio per l&#8217;esigua invasività della procedura.</p>
<p><strong>Indicazioni </strong></p>
<p>&#8211; Dolore alla schiena dopo intervento chirurgico cioè la Sindrome Post-Laminectomia conseguente a precedenti interventi di ernia del disco “sfortunati” per presenza di tessuto cicatriziale;</p>
<p>&#8211; presenza certa o presunta di elementi compressivi sulle radici dei nervi spinali;</p>
<p>&#8211; aderenze sulle radici nervose;</p>
<p>&#8211; stenosi del canale vertebrale;</p>
<p>&#8211; presenza di Listesi con relativo quadro infiammatorio;</p>
<p>&#8211; ernia discale in cui non esiste la necessità chirurgica per assenza di danno sui nervi, ma c&#8217;è solo l&#8217;elemento dolore: infatti in questo caso basta solo ripulire la zona infiammata ed il dolore scompare immediatamente e completamente;</p>
<p>&#8211; dolori lombari senza diagnosi o con diagnosi di tipo Psicosomatico solo perché non c&#8217;è diagnosi strumentale (TC RMN);</p>
<p>&#8211; esiti di pregresse fratture sacro-coccigee.</p>
<p><strong>Qual è la figura professionale di riferimento? </strong></p>
<p>Ortopedici specialisti della colonna vertebrale che si avvalgono della competenza di anestesisti e che abbiano all’attivo un adeguato periodo di training per poter operare con assoluta sicurezza e quindi rendere un servizio altamente qualificato al malato.</p>
<p>Per la ricerca dello Specialista si può avvalere dell’opera informativa del sito www.aimo.it.</p>
<p>Lo stesso sito può fornire informazioni anche su centri di alta professionalità per eseguire la procedura in regime di Day Hospital.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Trattamento mininvasivo della Stenosi</title>
		<link>https://schienatv.it/trattamento-mininvasivo-della-stenosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[canale vertebrale]]></category>
		<category><![CDATA[endoscopia epidurale]]></category>
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		<category><![CDATA[Stenosi aderenziale]]></category>
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		<category><![CDATA[Trattamento mininvasivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tecniche e strumenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-size: 16pt;">Trattamento mininvasivo della Stenosi aderenziale del canale vertebrale</h2>
<p>La <strong>stenosi aderenziale</strong> del canale vertebrale da fibrosi epidurale è stata enfatizzata sul piano clinico grazie all’introduzione dell’ endoscopia lombare. Gli esami TAC e risonanza magnetica hanno dimostrato macroscopicamente la fibrosi post chirurgica. L’endoscopia epidurale  evidenzia la fibrosi da processi cronici infiammatori e degenerativi.</p>
<p>I passi che portano alla creazione della fibrosi aderenziale possono essere sintetizzati in pochi punti:</p>
<p>&#8211; la degenerazione discale (danno del tessuto discale);</p>
<p>&#8211; processi infiammatori generati da fattori biochimici;</p>
<p>&#8211; reazione secondaria di componenti vascolo connettivali nello spazio epidurale;</p>
<p>&#8211; conseguente stasi circolatoria che provoca edema infiammatorio;</p>
<p>&#8211; creazione di coaguli di fibrinogeno;</p>
<p>&#8211; l’ organizzazione del coagulo: l’essudato fibroso che se non decomposto e rimosso rapidamente sarà organizzato e trasformato in aderenza fibrosa nello spazio epidurale altamente vascolarizzato;</p>
<p>&#8211; sofferenza ischemica delle strutture intradurali.</p>
<p>L&#8217;endoscopia epidurale lombare può avere scopi di diagnosi e di trattamento.</p>
<p><strong>Indicazioni </strong></p>
<p>&#8211; Low back pain “sine materia”;</p>
<p>&#8211; sindrome post operatoria;</p>
<p>&#8211; correzione redox dell’ambiente.</p>
<p><strong>Azione </strong></p>
<p>&#8211; Sbrigliamento meccanico delle aderenze;</p>
<p>&#8211; trattamento mirato dell’area infiammata.</p>
<p><strong>Tecnica</strong></p>
<p>La procedura va eseguita in sala operatoria in anestesia locale associata a sedazione. E’ una tecnica percutanea mediante la quale si ha la possibilità di esplorare, in visione diretta, lo spazio epidurale sacrale e lombare sino al livello della prima vertebra lombare. La tecnica comprende l’introduzione di una video guida munita di una fibra ottica di 0,9 mm. all’ interno del canale vertebrale passando dallo iato sacrale (posto sull’ apice dell’osso sacro).</p>
<p>La visione diretta permette di visualizzare le eventuali aderenze presenti tra il sacco durale e le circostanti strutture osteo-legamentose, come la presenza di aree iperemiche ed infiammate, conseguenza di interventi chirurgici e/o processi infiammatori ricorrenti.</p>
<p>Questa tecnica riesce a staccare queste aderenze senza nuove “aperture” chirurgiche, permettendo inoltre l’introduzione di sostanze farmacologiche in sede mirata.</p>
<p><strong>Evenutali complicanze</strong></p>
<p>La neurolisi è una procedura chirurgica a basso rischio: si possono, tuttavia, manifestare alcune complicanze come l’infezione, la rottura del sacco durale o la formazione di ematoma epidurale. Tali evenienze sono estremamente rare e la tecnica è complessivamente molto più sicura dei normali interventi a cielo aperto.</p>
<p>La convalescenza: va tenuto presente che il processo di assestamento aderenziale ed infiammatorio necessita di un certo lasso di tempo (due settimane circa) e per tale motivo è bene che inizialmente il paziente mantenga uno stile di vita tranquillo. Quindi, specie nella prima settimana dopo l’intervento, ci si dovrebbe astenere dall’ attività quotidiana abituale e dal sottoporre la colonna vertebrale a prolungate o brusche sollecitazioni. A distanza di circa un mese si consiglia di iniziare il ciclo di fisiokinesi terapia.</p>
<p><strong>Vantaggi </strong></p>
<p>&#8211; Efficacia;</p>
<p>&#8211; durata;</p>
<p>&#8211; semplicità di esecuzione;</p>
<p>&#8211; basso rischio anestesiologico-chirurgico;</p>
<p>&#8211; ripetibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Vertebroplastica percutanea</title>
		<link>https://schienatv.it/la-vertebroplastica-percutanea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecniche e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[cementoplastica]]></category>
		<category><![CDATA[degenerazione cistica]]></category>
		<category><![CDATA[epidurale]]></category>
		<category><![CDATA[fratture vertebrali]]></category>
		<category><![CDATA[metastasi ossee]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>
		<category><![CDATA[procedura terapeutica mini-invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[prof. dott. Adolfo Panfili]]></category>
		<category><![CDATA[radiologia]]></category>
		<category><![CDATA[schiena]]></category>
		<category><![CDATA[vertebra]]></category>
		<category><![CDATA[Vertebroplastica Percutanea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tecniche e strumenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Prof. <strong>Adolfo Panfili</strong> si è specializzato in <em>Ortopedia</em> presso il <em>Policlinico Agostino Gemelli </em>ed ha svolto il suo tirocinio medico e pratico presso l’ <em>Università del Sacro Cuore in Roma, </em>in qualità di aiuto del prof. Carlo Ambrogio Logrsocino, Direttore di Dipartimento di Scienze Ortopediche e Traumatologiche (Dip).</p>
<p>Il suo ricco curriculum vitae menziona, oltre alle centinaia pubblicazioni, congressi, convegni, interviste, presenze televisive, un brillante professorato svolto presso l’Università degli Studi di Siena nell’ambito dell’insegnamento dell’Anatomia ed Istologia umana. Quest&#8217; ultimo gli ha consentito di approfondire ulteriormente le sue già ben radicate conoscenze ortopediche e chiropratiche approfondite attraverso lo studio ed il diploma quadriennale in Omeopatia, Omotossicologia ed Agopuntura, conseguito in Germania con il massimo del profitto negli anni 90, quando in tali settori, in Italia, gli esperti si potevano contare sulle dita di una sola mano.</p>
<p>Un esperto della colonna vertebrale, a tutto tondo, che la colonna la conosce molto bene da tutte le angolazioni possibili ed immaginabili, attraverso innumerevoli trainings super specialistici svolti in qualità di aiuto con i più grandi chirurghi della colonna, a cominciare dal prof. Carlo Ambrogio Logrsocino, Direttore di Dipartimento di Scienze Ortopediche e Traumatologiche (Dip) del Policlinico Gemelli – Università del Sacro Cuore di Roma, al prof. Carlo Carmine Cerciello Primario degli Ospedali Riuniti di Roma &#8211; Dipartimento di Chirurgia vertebrale &#8211; San Camillo – Roma, del pioniere della chirurgia vertebrale del secolo scorso prof. Jhon Howard Moe, del prof. Giulio Maira, Direttore dell&#8217;Istituto di Neurochirurgia del Policlinico Universitario &#8220;Agostino Gemelli&#8221; in Roma, e molti altri. Il prof. Panfili tratta vertebre, postura e nutrizione in stretta sinergia dall’inizio della sua trentennale attività professionale, sia dal punto vista chirurgico che manipolativo essendo tra l’altro il primo ortopedico in Europa a Diplomarsi in Best Chiropratica.</p>
<p>Fatte queste doverose premesse, il fatto che il prof. Panfili promuova la<strong> Vertebroplastica Percutanea </strong>non stupisce certo, poiché nel suo stile professionale emerge costante quello che gli americani definiscono “<em>Committment to excellence</em>” (preposto all’eccellenza), ovvero proporre al paziente la migliore indicazione per la risoluzione del dolore e dell’emergenza vertebrale che, se non affrontata con estrema competenza e professionalità, può causare invalidità permanente e dolore cronico incoercibile. Tutto ciò si sposa poi con costi sanitari estremamente ridotti.</p>
<p>La Vertebroplastica Percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva, di radiologia interventistica per il trattamento delle fratture vertebrali dolorose sviluppata in Francia nella metà degli anni 80&#8242; ma che solo recentemente ha avuto diffusione in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Innanzitutto è opportuno precisare che si tratta di una procedura mininvasiva di chirurgia a cielo chiuso, che non richiede l’utilizzo del classico bisturi, né tagli, né punti di sutura e che consente un immediato recupero funzionale del paziente. Questo tipo di procedura potrebbe essere paragonato ad un artroscopia semplificata che consiste nell’iniezione attraverso un ago metallico appositamente conformato, introdotto sotto la guida combinata della Tomografia Computerizzata (TAC) e della fluoroscopia digitale, di un cemento osseo a bassa viscosità, già da tempo impiegato in interventi ortopedici. Tale cemento (polimetilmetacrilato o PMMA) si diffonde all’interno del corpo vertebrale fratturato, prevenendo ulteriori cedimenti.</p>
<p>Per farsi un’idea pratica della vertebroplastica percutanea basta pensare alla foratura di un pneumatico per la quale si utilizza la bomboletta a schiuma espansa che, in pochi secondi, consente di riprendere la marcia interrotta. Con modalità analoghe il cemento, iniettato all’interno del corpo vertebrale, rimodella la vertebra fratturata conferendole la stabilità e la resistenza perdute con una un’immediata remissione del dolore consentendo al paziente infortunato di ritrovare serenità, autonomia e mobilità nel volgere di tempi rapidi ed indolori .</p>
<p><strong>Ciò che dovreste sapere sulla vertebroplastica </strong></p>
<p>La Vertebroplastica Percutanea viene eseguita in anestesia locale e richiede il ricovero di un giorno, quindi preferibilmente in regime di Day Surgery. E&#8217; necessaria l&#8217;introduzione di pochi cc. di cemento che determina il consolidamento immediato dell&#8217;osso con conseguente risoluzione del dolore. I pazienti che beneficiano di tale procedura riferiscono una tempestiva e completa remissione dei sintomi dolorosi consentendo di abbandonare il busto ortopedico e/o ridurre o sospendere l&#8217;assunzione di farmaci analgesici e migliorare così la qualità della vita.</p>
<p><strong>Indicazioni</strong></p>
<p>&#8211; Frattura vertebrale dolorosa da osteoporosi refrattaria alla terapia medica;</p>
<p>&#8211; frattura vertebrale dolorosa o osteolisi a rischio di frattura dovuta a tumori benigni o maligni (angioma, metastasi, mieloma, linfoma);</p>
<p>&#8211; frattura vertebrale dolorosa con osteonecrosi associata (Kummell’s disease);</p>
<p>&#8211; pazienti con cedimenti multipli per i quali ulteriori cedimenti rappresenterebbero una compromissione respiratoria;</p>
<p>&#8211; frattura traumatica cronica in osso sano con mancato consolidamento dei frammenti o degenerazione cistica .</p>
<p><strong><em><strong>Ne</strong><strong>lla </strong></em></strong><strong><em>foto 3</em>: </strong>Vertebra osteoporotica in paziente affetto da cifosi grave, prima e dopo il trattamento di vertebroplastica per cutanea eseguibile in day surgery.</p>
<p>Trattamento delle metastasi ossee dolorose e delle fratture da osteoporosi con cementoplastica.</p>
<p>Un&#8217; ulteriore applicazione della vertebroplastica percutaneaè la Cementoplastica Ossea, anch&#8217;essa effettuata in anestesia locale sotto guida TAC e fluoroscopica, nelle metastasi ossee dolorose di tipo osteolitico, o di lesioni fratturative da osteoporosi. Le modalità esecutive della cementoplastica sono anch’esse rapide ed indolori e si basano sul posizionamento di un apposito ago all&#8217;interno della lesione ossea con successiva iniezione di Cemento Osseo. Questa procedura garantisce un effetto antalgico pressoché immediato con particolare riferimento a quei segmenti ossei sottoposti a notevole &#8220;carico biomeccanico funzionale &#8221; con elevato rischio di frattura. In alcuni casi la Cementoplastica può essere preceduta, nei casi di neoplasie, dalla Termoablazione con Radiofrequenze per ridurre ulteriormente la quota di tessuto neoplastico.</p>
<p><strong>Controindicazioni assolute</strong></p>
<p>&#8211; Fratture stabili asintomatiche;</p>
<p>&#8211; terapia medica efficace;</p>
<p>&#8211; osteomielite nella vertebra interessata da frattura;</p>
<p>&#8211; coagulopatia non correggibile;</p>
<p>&#8211; allergia ai componenti utilizzati;</p>
<p>&#8211; infezioni sistemiche o locali (spondilodiscite).</p>
<p><strong>Controindicazioni relative: </strong></p>
<p>&#8211; Dolore radicolare o radiculopatia causata da sindrome compressiva non correlata alla frattura vertebrale;</p>
<p>&#8211; frammento dislocato posteriormente con compromissione &gt; 20% del canale vertebrale;</p>
<p>&#8211; tumore esteso all&#8217;interno dello spazio epidurale;</p>
<p>&#8211; frattura traumatica acuta di vertebra non osteoporotica;</p>
<p>&#8211; compressione severa del corpo vertebrale (vertebra plana);</p>
<p>&#8211; frattura stabilizzata senza dolore datata perdurante da più di un anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il mal di schiena</title>
		<link>https://schienatv.it/il-mal-di-schiena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[antinfiammatori]]></category>
		<category><![CDATA[biomeccanica]]></category>
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		<category><![CDATA[Il mal di schiena]]></category>
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		<category><![CDATA[terapia conservativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Patologie</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La maggior parte delle linee guida concorda sul fatto che tutti i dolori alla schiena, esclusi quelli da sindrome della <em><strong>cauda equina</strong></em>, richiedono un tentativo di terapia conservativa per almeno un mese.</p>
<p>Il riposo a letto, tradizionalmente considerato uno dei cardini della terapia del dolore alla schiena, sembra invece di scarsa utilità in base agli studi più recenti.</p>
<p>Per i pazienti con i reperti tipici di ernia del disco, il valore del riposo a letto sembrerebbe maggiore. E&#8217; chiaro però che una prolungata immobilizzazione apporta più svantaggi che benefici. Bisogna evitare di stare seduti, in quanto questa posizione aumenta il carico meccanico sul complesso anteriore della colonna vertebrale che comporta un aumento della pressione intradiscale. La posizione ortostatica, invece, tende a dirigere il carico sul complesso posteriore allentando la fatidica pressione discale.</p>
<p>Il primo interesse del paziente è l&#8217;attenuazione del dolore ed a questo scopo è opportuno prendere in considerazione la diminuzione immediata della pressione intradiscale realizzabile con il posizionamento di un corsetto in tela armata da mantenere anche durante il riposo notturno per almeno i primi 10 giorni. Ciò premesso, può risultare utile la somministrazione di antinfiammatori naturali tipo<em> Arnica, Colocynthis</em>, ecc. e solo qualora questi non abbiano sortito adeguato effetto antalgico sarà plausibile ricorrere a farmaci maggiori tra i quali sono efficaci sia il <em>paracetamolo </em>sia i <em>FANS</em>; nella scelta va tenuto presente che analgesici ed  antinfiammatori vanno somministrati per almeno una settimana e spesso la somministrazione sinergica con gli antinfiammatori naturali corona il risultato con l’attenuazione dei sintomi.</p>
<p>In caso di dolore sciatico molto accentuato, se i FANS non hanno ottenuto la remissione, si può provare un cortisonico per tre o quattro giorni.</p>
<p>I miorilassanti non sono più efficaci dei FANS nel trattamento della lombalgia acuta e il loro utilizzo in associazione non ha dimostrato alcun vantaggio. In oltre il 30 per cento dei pazienti che assumono miorilassanti sono stati riportati effetti collaterali, inclusa la sonnolenza e le cadute negli anziani.</p>
<p>I trattamenti fisici consigliati al paziente quali massaggi, diatermia, ultrasuoni, ionoforesi, laser transcutaneo, biofeedback e stimolazione nervosa transcutanea (TENS) non hanno in effetti un&#8217;efficacia provata nel trattamento della lombalgia acuta. Le infiltrazioni di trigger point nella schiena, delle faccette articolari, le iniezioni di steroidi, lidocaina od oppioidi nello spazio epidurale non hanno un&#8217;efficacia dimostrata nel trattamento del dolore acuto del rachide lombare. Anche le trazioni e l&#8217;uso di busti e tutori non sembrano efficaci nel trattamento della lombalgia acuta.</p>
<p>La manipolazione, definita come sollecitazione manuale della colonna mediante sistemi di leva nel trattamento della fase acuta, può temporaneamente diminuire il dolore e migliorare la funzionalità. La cura non deve superare le due settimane: nessuno studio ha dimostrato l&#8217;efficacia dell&#8217;uso prolungato della manipolazione per evitare le recidive.</p>
<p>L&#8217;esercizio fisico è una terapia comunemente utilizzata e spesso mal compresa. Anche in condizioni di ernia acuta l&#8217;inattività prolungata va evitata. Ai pazienti dovrebbe essere prescritto di cominciare a camminare il più presto possibile, concedendo eventualmente due giorni di riposo se il dolore è troppo forte. Entro la prima settimana il paziente dovrebbe essere istruito a camminare venti minuti ogni tre ore di posizione supina. Per evitare l&#8217;indebolimento dovuto all&#8217;inattività, sino a quando il malato non ritorna al lavoro, sono consigliabili esercizi di resistenza quali il camminare, la cyclette, il nuoto e persino la corsa leggera. Questi esercizi non sollecitano la schiena più della posizione seduta sul bordo del letto per un uguale periodo di tempo.</p>
<p>Un&#8217;altra modalità terapeutica che ha ricevuto molta attenzione è la cosiddetta scuola della schiena (low back school), utile soprattutto per chi svolge un lavoro manuale faticoso. In queste strutture i pazienti vengono educati alle tecniche corrette per stare seduti, in piedi e per alzarsi, e ricevono nozioni di biomeccanica del rachide e fisiopatologia del dolore. Chi riceve questo tipo di informazione ritorna al lavoro prima e in genere riduce l&#8217;incidenza delle lesioni alla schiena sul posto di lavoro.</p>
<p><strong>Quando rivolgersi al chirurgo </strong></p>
<p>La presenza di un disco protruso alle indagini diagnostiche o di un dolore alla schiena senza segni neurologici non costituiscono un&#8217;indicazione adeguata per il trattamento chirurgico. Si può prendere in considerazione la decompressione di una radice nervosa quando vi sia un&#8217;ernia ben documentata da indagini diagnostiche, una sindrome dolorosa corrispondente, un deficit neurologico alla visita e una mancata risposta al trattamento conservativo e comunque l’ernia dovesse risultare migrata nel canale.</p>
<p><strong>La terapia dell&#8217;ernia discale può essere conservativa oppure chirurgica</strong></p>
<p>La terapia conservativa, che viene proposta in prima istanza, si avvale dell&#8217;uso di farmaci naturali e/o in sinergia con antidolorifici, antinfiammatori steroidei o non, e miorilassanti e del riposo a letto. Il trattamento chiropratico e/o osteopatico “specializzato” è spesso risolutivo, ma il criterio prognostico si basa essenzialmente sulla qualità tecnica dell’intervento. Una volta attenuato o scomparso il dolore, è utile un trattamento fisico con cicli di fisiokinesiterapia e nuoto, soprattutto per tonificare i muscoli paravertebrali. Altre metodiche terapeutiche incruente prevedono la magneto-terapia, gli ultrasuoni, l&#8217;elettrostimolazione transcutanea, etc.</p>
<p>Non tutti i soggetti traggono benefici duraturi dalla terapia conservativa e, nei casi refrattari, o con deficit neurologici progressivi, si deve pensare di ricorrere alla terapia chirurgica.</p>
<p><strong>Le tecniche chirurgiche variano a seconda del livello dell&#8217;ernia</strong></p>
<p>&#8211; Ernia del disco cervicale: la decompressione della radice e del midollo si attua mediante l&#8217;asportazione del disco intervertebrale e di eventuali osteofiti; l&#8217;approccio chirurgico si avvale di due vie d&#8217;accesso: quella anteriore secondo Cloward (discectomia anteriore) e quella posteriore (laminectomia associata o meno a foraminotomia);</p>
<p>&#8211; ernia del disco toracico: le tecniche chirurgiche prevedono la laminectomia, la costotransversectomia e l&#8217;approccio transtoracico;</p>
<p>&#8211; ernia del disco lombo-sacrale: l&#8217;approccio posteriore alla colonna lombo-sacrale impiega varie tecniche chirurgiche:</p>
<p>1. la microdiscectomia si avvale dell&#8217;uso del microscopio operatorio e viene attuata attraverso una limitata incisione chirurgica, mediante approccio interlaminare, cioè tra le due lamine ossee vertebrali, nel rispetto delle strutture osteoligamentose della colonna e dell'&#8221;ecologia&#8221; della radice;</p>
<p>2. la discectomia percutanea, che consiste nell&#8217;asportazione dell&#8217;ernia attraverso uno strumento-cannula che frammenta ed aspira, sotto controllo radioscopico, il materiale discale erniato;</p>
<p>3. la chemionucleolisi, cioè l&#8217;iniezione di un enzima proteolitico, la chimopapaina, nel disco lombare o lombosacrale, con conseguente digestione chimica del materiale erniato e decompressione della/e radice/i e del midollo. Casistiche ampie relative alle ultime due metodiche, che vanno per lo più riservate a protrusioni discali piuttosto che alle ernie vere e proprie, non hanno mostrato i risultati un tempo sperati.</p>
<p>La procedura chirurgica più comune per trattare un disco erniato acuto è la discectomia, efficace nel 60-80% dei casi. Dal 5 al 10%  dei pazienti richiede un altro intervento a causa di una recidiva o del mancato riconoscimento di una stenosi spinale. La discectomia microscopica permette una piccola incisione e meno dolore postoperatorio, ma ha un tasso più elevato di ricadute.</p>
<p>Comunque, la causa più comune di fallimento della chirurgia del disco è la scarsa selezione dei pazienti, che vengono inviati all&#8217;intervento per trattare dolori di schiena isolati, in assenza di anomalie neurologiche, anche quando la causa del dolore non è certa, oppure quando lo stato psicologico del malato non permette che scarsi risultati.</p>
<p>Vi sono infine metodi di decompressione indiretta della radice nervosa, oggi molto meno utilizzati, che impiegano la chemonucleolisi, l&#8217;iniezione di chimopapaina o di altri enzimi per sciogliere il disco.</p>
<p>Queste tecniche sono meno efficaci rispetto alla discectomia standard e danno complicazioni più rare ma più gravi, come mielite trasversa, reazioni allergiche e spasmo muscolare persistente.</p>
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